Dal blog de Ilcorriere.it: “Moda alternativa per designer a tempo”

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“Qualità, innovazione e territorialità”

Metti un ex manager brillante e creativo, giovani designer al primo incontro con il mercato e l’artigianato migliore della Toscana. Il risultato non potrà che essere sorprendente.

Sorprendente proprio come la startup Damai che Mauro Fabbri ha creato dopo decenni passati a girare il mondo per sviluppare le idee (e le aziende) degli altri.

«Da Prada a Natuzzi fino a Shall, esperienze importanti che mi hanno portato a vivere in Cina, Giappone, Spagna, Svizzera, toccando con mano tanti mercati che mi hanno appassionato, ma che, di base, non erano miei. Così, a 47 anni, ho deciso di cambiare e credere nel mio progetto» – chiarisce Fabbri.

Da qui nasce Damai, la Dama d’Italia, specializzata nella produzione di borse e gioielli, «con qualità, innovazione e territorialità nel sangue» – assicura il suo creatore.

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L’impresa, infatti, rientra nella categoria delle startup perché applica modelli mai utilizzati prima ai suoi prodotti, con creazioni componibili e materiali inusuali, come la gomma delle suole delle scarpe utilizzata a mo’ di poggia – borsa. Ispirazioni che arrivano dalle menti di tre giovanissime designer, tutte figlie dell’Accademia Italiana Fiorentina.

«Sono andato personalmente in Istituto, ho raccontato ai ragazzi il mio progetto e ho lanciato il guanto di sfida: sorprendetemi! Portatemi idee brillanti, stravaganti, di quelle che un’azienda tradizionale non realizzerebbe mai» – continua Fabbri, che tra 90 progetti ricevuti ne ha scelti, appunto, tre, per avviare le produzioni.

Il secondo step, invece, è stato tutto dedicato al coinvolgimento delle mani esperte che avrebbero dovuto trasformare i disegni in realtà: gli artigiani pellettieri di Firenze.

«Sono persone che fanno questo mestiere da generazioni, abili come poche, ma di fronte ai miei progetti sono rimaste spiazzate. È stata una bella sfida anche per loro ma, nonostante le difficoltà iniziali, non potrei mai produrre lontano dalla Toscana» – assicura il neoimprenditore.

La distribuzione, invece, passa tutta attraverso internet, «questione questa un po’ delicata, visto che – sottolinea Fabbri – ottenere visibilità da grandi marketplace alla Amazon è abbastanza complicato. Difficilmente questi colossi credono in brand ancora poco conosciuti come il nostro» – specifica.

In ogni caso Damai, al momento frutto esclusivo dell’autofinanziamento dell’ex manager, è già pronta a sfornare nuove linee, aprendo ancora una volta le proprie porte ai talenti emergenti. Via libera alla creatività: www.damaitaliana.it

di Silvia Pagliuca

Puoi leggere il pezzo su nuvola.corriere.it

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